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L'ICONA VIOLA GIANCARLO ANTOGNONI TRA I BIG DELLA III EDIZIONE DELL'HARMONY AWARD DI MONTE SAN SAVINO

ANTOGNONI GIANCARLOConosciamo meglio Giancarlo Antognoni, dirigente sportivo ed ex centrocampista, bandiera e capitano della Fiorentina a cui, tra gli anni '70 e '80, ha dedicato la sua intera carriera professionistica. Inserito nel 2018 nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria “Veterano italiano”, il prossimo 26 settembre, Antognoni approderà a Monte San Savino per ritirare l’Harmony Award 2025.

Nato a Marsciano, 1° aprile 1954, Giancarlo Antognoni cresce tifoso rossonero nel mito di Gianni Rivera tra i tavoli del bar gestito da suo padre, sede di un Milan Club perugino. Il suo sogno di giocare sembra concretizzarsi quando, a soli 15 anni, si ritrova in Piemonte, acquistato dal Torino con cui, tuttavia, disputa una sola amichevole prima di accasarsi all’Asti MaCoBi in serie D.

La sua vera carriera calcistica inizia però nel 1972, quando la Fiorentina del presidente Ugolini lo acquista, assieme a Roggi, Caso, Guerini e Desolati, per 435 milioni di lire. Con la casacca viola, esordisce in Serie A appena diciottenne, attirando subito gli elogi del Corriere dello Sport che lo definisce “un giovanissimo Rivera”. Si ritrova così ad essere il leader di una giovane squadra che vince, nel 1975, la Coppa Italia contro il Milan, e la Coppa di Lega Italo-Inglese contro il West Ham Utd. L'anno seguente eredita da Claudio Merlo la fascia di capitano dei gigliati, che mantiene per il resto della sua esperienza in riva all'Arno, durata ben 15 anni. Fra i giocatori viola, detiene infatti il record di presenze in tutte le competizioni (429 gare) e in Serie A (341 gare); inoltre, con 73 gare in azzurro, è anche il giocatore della Fiorentina con più presenze in nazionale (con 7 reti realizzate).

Nel corso del 1973 Antognoni debutta anche in maglia azzurra nelle file dell'Under 21. Convocato da Fulvio Bernardini, esordisce nella Nazionale maggiore nel 1974, a soli 20 anni. Confermato da Enzo Bearzot, viene inserito nella rosa dello storico Mondiale in Spagna che vede l’Italia sollevare la Coppa del Mondo. Un fallo nella semifinale con la Polonia lo priva, però, della possibilità di scendere in campo nella finale contro la Germania Ovest, riservandogli una delle più grandi delusione della sua vita calcistica.  

Soprannominato “il ragazzo che gioca guardando le stelle”, nei primi anni ‘80, con la gestione dei Pontello, contribuisce a riportare la Fiorentina a competere per lo scudetto dopo un decennio, sfiorando il titolo nella stagione 1981/82, mancato proprio all'ultima giornata, dopo un serrato duello con la Juventus. Proprio quell’anno, subisce anche uno dei più drammatici tra gli infortuni che hanno segnato la sua carriera: in uno scontro di gioco con il portiere del Genoa, Silvano Martina, Antognoni riporta una frattura alle ossa craniche e la temporanea interruzione del battito cardiaco, riattivato solo grazie al pronto intervento del medico sociale rossoblù e del massaggiatore dei viola. Il 21 febbraio 1984, un nuovo scontro, stavolta con Luca Pellegrini della Sampdoria, gli causa invece la frattura scomposta di tibia e perone della gamba destra, costringendolo a rimanere lontano dai rettangoli di gioco per quasi due anni: tornerà in campo soltanto nel novembre 1985, per giunta scontrandosi con il sopravvenuto ostracismo della dirigenza viola e dell'allenatore Aldo Agroppi.

Al termine della stagione 1986/87, dopo aver guidato la squadra a una difficile salvezza in campionato, insieme a Ramon Diaz, Antognoni lascia la Fiorentina per accasarsi alla squadra del Losanna, tra le cui fila disputa ancora due stagioni. Il 25 aprile 1989 lascia, infatti, il calcio giocato: per la sua gara di addio, tra l'Italia campione del mondo 1982 e una selezione del resto del mondo, si stiparono in uno stadio Comunale circa 40mila tifosi, ai quali la bandiera viola regalò un giro di campo.

Rientrato a Firenze, nel 1990 Antognoni accetta di entrare a far parte della dirigenza della Fiorentina, rivestendo diversi incarichi sotto la gestione della famiglia Cecchi Gori: partito come osservatore, diventa team manager, fino a ricoprire le mansioni di direttore generale. Tra le sue operazioni come dirigente, ricordiamo l'acquisto del portoghese Rui Costa, che lo stesso Antognoni considerò il suo “fiore all’occhiello”. Nelle fasi finali della stagione 1992/93, assume brevemente, assieme a Chiarugi, la responsabilità tecnica della squadra, pur non riuscendo a evitare la retrocessione in cadetteria dopo oltre mezzo secolo.

Dopo essere tornato nei quadri dirigenziali, si dimette dai suoi ruoli nel 2001, con l'esonero di Fatih Terim, ed entra a far parte dello staff della FIGC, che gli affida diversi incarichi nell’ambito del calcio giovanile: nel 2005, diventa coordinatore degli osservatori nazionali giovanili, e nel 2015 Capo delegazione dell’Under 21. Nel 2017, scaduto il contratto con la FIGC, torna alla Fiorentina, prima con compiti di rappresentanza e poi anche come club manager fino al luglio del 2021, quando lascia il club viola a causa di sopravvenuti dissidi con la dirigenza. Nel 2024 torna ricoprire l'incarico di capo delegazione della nazionale Under 21, nominato dal presidente della FIGC Gabriele Gravina.    

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